Le nostre birre

SVEVA

Birra chiara ispirata alle Lager bavaresi.
Di facile bevibilità, molto equilibrata.
Profumi floreali ed erbacei. Amaro modulato per esaltarne la freschezza.

ALC: 4,9% Vol
EBC (colore): 9
IBU (amarezza): 25
FERM: Bassa
Temp. servizio: 7/9 °C

IN TAVOLA

Carni e verdure grigliate; verdure dal sapore leggermente amaro; primi piatti con pesto o radicchio; secondi piatti di carne bianca, come il pollo con i peperoni oppure una rolata di tacchino, e carni di vitello farcite, come la tasca alla genovese.

Formato: 330 ml, 750 ml.

LA STORIA

La prima ricetta Grado Plato non poteva essere che una birra chiara, evidentemente la “bionda” dell’immaginario collettivo. Una birra di ispirazione teutonica, semplice ma non priva di sfumature che per andarle a cercare bisogna avere anche il palato un poco smaliziato. L’idea di associare questo profilo a Federico II di Svevia non è casuale: di padre germanico, Hohenstaufen, ma di madre siculo-normanna, Altavilla, parlante sei lingue, promotore della poesia in un momento dove il siculo si ingentiliva miscelandosi al francoprovenzale,  collaborò attivamente alla stesura di un importante trattato sulla caccia con il falcone, attività della quale era appassionato praticante. A noi è bastato questo per capire che la nostra bionda di ispirazione tedesca potesse ricordare nel nome un personaggio conosciuto da tutti come Imperatore incoronato ad Aquisgrana, ma anche molto di più, volendo approfondire.

SPOON RIVER

Ambrata, complessa, con un delicato aroma erbaceo e floreale.
Buon corpo, con un finale leggermente agrumato, alterna sensazioni caramellate a un amaro ben dosato.

ALC: 5,7% Vol
EBC (colore): 47
IBU (amarezza): 20
FERM: Alta
Temp. servizio: 10/12 °C

IN TAVOLA

Primi piatti al sugo di carne; preparazioni di carne al forno, salsicce al sugo; patate al forno; formaggi vaccini a media stagionatura; baccalà in pastella, alla vicentina o brandade.

Formato: 750 ml.

LA STORIA

Ebbene si, Edgar Lee Masters  scrisse quella famosa Antologia di Spoon River alla quale Fabrizio de Andrè si ispirò per il suo album “Non all’Amore, né al denaro né al Cielo”.  Tanti personaggi con le loro storie, i loro rimorsi, le loro recriminazioni, le loro confessioni, ci guardavano con un’espressione triste o rassegnata, melanconica, a volte pentita. Non il suonatore Jones. Lui no, era contento di aver trascurato un poco il suo lavoro nei campi per andare a suonare ai balli, era felice di aver lasciato la zappa appoggiata al muro ed aver ceduto alle frequenti richieste di impugnare il suo violino, per ricordare poi un  fruscio di ragazze al ballo e non esclusivamente il sudore che cadeva sulle zolle di un campo che avrebbe solo prodotto denaro. Dibattuto fra la necessità del lavoro ed il piacere di una festa scelse il ruolo più difficile, quello del dispensatore di musica, quello che vibrava in lui. Dedichiamo questa birra a tutti i suonatori, perchè sorseggiandola ritrovino nel suo profilo gustativo un riepilogo delle sensazioni emozionali del “suonatore Jones”. 

WEIZENTEA

Weizen atipica e cosmopolita, in cui il tè verde cinese dona sfumature erbacee e i luppoli americani conferiscono un finale agrumato. Complessa, ma molto dissetante e di grande bevibilità.

ALC: 4,5% Vol
EBC (colore): 5
IBU (amarezza): 12
FERM: Alta
Temp. servizio: 7/9 °C

IN TAVOLA

Verdura in pinzimonio, valeriana olio limone e sale; carne cruda condita; pesce con marinatura agli agrumi; molluschi e crostacei freddi; preparazioni delicate a base di riso.

Formato: 330 ml, 750 ml.

LA STORIA

Ci sono dei giorni dove in birrificio si parla di nuove birre, il più delle volte seriamente qualche volta scherzando. Può darsi che poi uno scherzo dia origine ad un pensiero serio, può darsi che facendo battute su fantomatici nuovi stili creati da sposalizi fantasiosi nasca quell’idea che si sta rincorrendo da un po’. Quale? Quella di una birra che per le sue caratteristiche possa abbinarsi ai piatti della cucina estiva, i piatti freddi a base di carne, di pesce, di verdura, di riso… Lo stile Weiss è classico, una pietra miliare della cultura brassicola tedesca, ed è sinonimo di birre a bassa gradazione, molto rinfrescanti e di facile bevibilità. Dissacrarlo non era di sicuro nelle nostre intenzioni, ma prenderlo come base di appoggio per costruire la birra che volevamo poteva senz’altro essere accettabile. Volevamo un po’ di erbaceo? Il tè verde Chung Mee, dalla Cina. Un finale leggermente agrumato e rinfrescante? Luppoli dagli Stati Uniti. Una birra ecumenica, che abbraccia virtualmente il pianeta Terra a tutto tondo. E noi a precisare che “non è una weizen, no, è atipica, è… la weizentea”.

STICHER

Birra decisa, di buon corpo e amaro netto, persistente, ma non eccessivo.
Retrogusto con lievi sfumature di liquirizia, profumo intenso, ma elegante.
Gradazione media.

ALC: 6,5% Vol
EBC (colore): 54
IBU (amarezza): 40
FERM: Alta
Temp. servizio: 10/12 °C

IN TAVOLA

Carni grasse al forno, salsicce alla griglia, preparazioni di carni rosse dal gusto deciso.

Formato: 330 ml, 750 ml.

LA STORIA

Le birre si producono utilizzando cereali, il cereale per eccellenza è l’orzo distico, che maltato offre la materia prima principe per la realizzazione del mosto che, una volta fermentato, diverrà birra. Sviluppare una ricetta avendo a disposizione la materia prima già trasformata è soddisfazione, ma la curiosità di esplorare tutti i passaggi creandola, questa materia prima, è pionierismo. Era il 2004 quando, in collaborazione con l’istituto agrario Bonafous di Torino, seminammo l’orzo che, una volta trebbiato e vagliato, maltammo noi con procedimenti rudimentali ma efficaci. Nel contempo mettemmo a dimora le piantine di luppolo fatte arrivare appositamente, ne curammo la crescita ed al momento opportuno il tutto era pronto per la prima “cotta” della nuova ricetta! Tutto fatto in casa, in un periodo dove non c’era la “tendenza”. La Sticher si ispira ad una birra fatta dalle parti di Dusseldorf, la Stike, ma essendo nata e cresciuta a Chieri deve il suo nome alla fusione delle due parole Sti…cher, come Chieri, in lingua locale. Questa è stata una esperienza utilissima, che ci ha dato la possibilità di esplorare e di fare esperienza, utilissima oggi che con la nascita della Azienda Agricola Grado Plato, da noi creata e condotta, abbiamo la possibilità di produrre quasi tutto l’orzo per  il malto di base che utilizziamo.

MELISSA

Birra al miele, piacevolmente non amara, ma neppure eccessivamente dolce.
Ricca di sensazioni floreali. Corposa e di buon tenore alcolico.

ALC: 6,8% Vol
EBC (colore): 18
IBU (amarezza): 8
FERM: Alta
Temp. servizio: 10/12 °C

IN TAVOLA

Preparazioni dove sussista il contrasto tra parte dolce e parte sapida; formaggi di latte vaccino non molto stagionati; lardo, pancetta; dolci al miele; frittelle di mela.

Formato: 750 ml.

LA STORIA

Birra al miele, come poteva chiamarsi diversamente? Il suono della parola inizia dolce ma finisce quasi con un brivido, con un tono un poco sibilante, scorrevole. Così abbiamo voluto che fosse il suo profilo gustativo: il miele millefiori da apicultori locali, riconoscibilissimo, dona una prima sensazione di dolcezza, che sfuma poi attraverso un notevole corpo fino alla piacevolissima sensazione di equilibrio finale.  Non è l’unica nostra birra che contiene il lavoro delle api, ma è quella che più lo mette in evidenza. 

STRADA SAN FELICE

Ambrata, con castagne della Val Mongia (CN), essiccate mediante un procedimento tradizionale.
Corposa e non amara, con deciso tenore alcolico.

ALC: 8% Vol
EBC (colore): 61
IBU (amarezza): 7
FERM: Bassa
Temp. servizio: 10/12 °C

IN TAVOLA

Pasta all’uovo; piatti con frutta a guscio o castagne; preparazioni dalla spiccata sapidità; formaggi vaccini grassi a media stagionatura; dolci cremosi e alla panna.

Formato: 330 ml, 750 ml.

LA STORIA

C’era un tempo dove anche a Chieri si potevano vedere alcuni castagni far capolino con i loro rami dai muretti di recinzione delle cascine. Poche auto, poca espansione edilizia, i ragazzini a giocare per la strada. Arrivava l’autunno, i ricci iniziavano a gonfiarsi, le castagne a maturare. Cosa poteva esserci di più intrigante di organizzarsi a “bande” per sgraffignare qualche castagna, utilizzando le biciclette come scala con il “complice” che teneva bloccati i freni? Il “bottino” veniva poi arrostito in qualche luogo segreto, il “covo”, adattando qualche latta sforacchiata alla meglio. Come erano più buone quelle castagne lì… Pensare che i proprietari delle piante le avrebbero pure regalate, quelle castagne, per evitare il rischio che, cadendo, i piccoli equilibristi potessero farsi male, ma niente da fare! Il gusto del rischio ha quel sapore particolare, irrinunciabile, e Strada San Felice era la via dove poterlo gustare.

1608 slm

Omaggio alle Alpi, con segale maltata, melata di abete e gemme di pino mugo.
Corpo importante, con sfumature balsamiche.
Maturata sei mesi in bottiglia.

ALC: 7,5% Vol
EBC (colore): 24
IBU (amarezza): 18
FERM: Alta
Temp. servizio: 10/12 °C

IN TAVOLA

Salumi insaccati e non, carne secca; piatti della tradizione alpina.

Formato: 750 ml.

LA STORIA

E’ strano che un numero dia il nome ad una birra? Ci sono dei precedenti, ma questo numero non è una data, è una quota altimetrica. Noi siamo piemontesi, abitiamo un territorio che come dice il nome si trova al cospetto di Montagne dalle quali, bene o male, sono discesi i nostri antenati e nelle loro vallate sono vissute molte popolazioni quando esse erano luogo dove vivere e non solo dove andare a divertirsi. Popolazioni che hanno sviluppato usi e costumi, lingue e rituali. I loro prodotti erano di sussistenza e la natura dei territori non si prestava alla coltivazione del frumento o dell’orzo, ma era la segale che forniva la materia prima per quel pane nero e duro che poteva essere conservato a lungo.  La birra 1608 vuole essere quindi l’omaggio a quei luoghi ed a quelle genti, evocativa di sapori legati a sensazioni di legno e pietra, larici ed abeti, venti freddi e baite calde, volti induriti ma sguardi teneri di uomini ed animali. 1608 è una quota, quella di una borgata in val Varaita, ma è dedicata a tutte le quote ed a tutte le borgate, luoghi di genti alpine.

KUKUMERLA

Winter Ale calda, avvolgente e ricca di profumi. Note di pesche sciroppate e frutta candita. Notevole tenore alcolico e, naturalmente, grande corpo.

ALC: 10% Vol
EBC (colore): 35
IBU (amarezza): 6
FERM: Alta
Temp. servizio: 12/14 °C

IN TAVOLA

Dolci della tradizione natalizia, dolci con frutta candita, panna cotta; frutta cotta.

Formato: 750 ml.

LA STORIA

Ci va coraggio in pieno Luglio a pensare di fare una birra a dieci gradi, calda, avvolgente e ricca di profumi e sapori. Bisogna distogliere il cervello dalle temperature torride e ricordarsi di quella leggenda che narra dei merli, uccelli dal piumaggio candido come neve, quella neve che copriva i tetti, cadeva fine da un cielo plumbeo e formava un tappeto freddo. Sui rami, nei cespugli, in quei giorni di fine Gennaio non c’era un luogo dove ripararsi un poco, dove trovare rifugio da quella morsa gelida che aumentava man mano che il giorno finiva, e la notte sarebbe stata sicuramente peggiore! Una merla ebbe l’ispirazione di avvicinarsi ad un camino, posandosi fra la sua copertura e l’uscita di quel fumo che arrivava dalle stufe, caldo e profumato di legno. Presto anche altri merli la imitarono, cercando sollievo, ed il giorno dopo si trovarono tutti tinti di un bel nero lucido, quello della fuliggine. Da quel giorno, gli ultimi giorni di gennaio vengono chiamati “della Merla”. Nel nome della birra si trova anche, un poco più nascosto, un altro volatile: il cuculo, o cucù, appunto perchè la KUKUMERLA faceva… cucù solo nel periodo più freddo dell’inverno, essendo un prodotto stagionale. Oggi, richiestissima, è presente durante la maggior parte dell’anno.

CHOCARRUBICA

Unica e originalissima, prodotta con fave di cacao e carrube.
Avvolgente e sensuale, ricorda vagamente le sensazioni di un cioccolatino al liquore.

ALC: 7% Vol
EBC (colore): 110
IBU (amarezza): 10
FERM: Alta
Temp. servizio: 12/14 °C

IN TAVOLA

Formaggi molto stagionati; cioccolato fondente, gianduiotti.

Formato: 330 ml, 750 ml.

LA STORIA

Non c’è birraio che fra le sue ricette non abbia una birra scura ispirata alle Stout, stile dell’arcipelago Britannico.  Quindi ci toccava, niente da fare. Una Stout classica, l’ennesima? Una Porter a bassa gradazione? Una Oatmeal? Una Chocolate-stout? Eravamo titubanti e dibattuti quando, seguendo distrattamente un documentario sullo sbarco dei soldati americani in Sicilia durante la II guerra mondiale, l’immagine dei militari che a bordo di una Jeep lanciavano tavolette di cioccolata ai bambini che gettavano in terra la carruba che stavano sgranocchiando per assicurarsi il boccone prelibato e mai visto prima, ci illuminò improvvisamente. Una birra che a pari dignità avesse nei suoi ingredienti sia il cacao che le carrube, dolcezze di opposte condizioni economiche e sociali. A questo punto non ci restava che mettere a punto la ricetta, fatto che ci fece toccare con mano la differenza fra la teoria e la pratica. Per il  cacao ci affidammo alla consolidata cultura ed esperienza di Silvio Bessone, selezionatore e tostatore delle fave più adatte ai nostri scopi, mentre per il carrube ovviamente abbiamo guardato verso la Sicilia.  Trovare il sistema di combaciare questi ingredienti in fase produttiva in modo che risultassero ben equilibrati ci ha visti dover realizzare un doppio ammostamento, una accurata fermentazione ed una ancora più precisa rifermentazione in bottiglia per dare vita alla nostra Dea Nera. Oggi non possiamo fare a meno di pensare che non è sempre una perdita di tempo guardare la televisione.

Birre Luppolate

BINGO

Double IPA con importante gradazione e di gran corpo. Dry hopping con luppoli giapponesi Sorachi Ace.

ALC: 8,5% Vol
EBC (colore): 19
IBU (amarezza): 55
FERM: Alta
Temp. servizio: 9/10 °C

Formato: 330 ml.

LA STORIA

La vita, si sa, non è fatta solo di cose simpatiche. Qualche volta in birrificio entra la tristezza per qualche fatto spiacevole, per qualcuno che non c’è più. E’ stato il caso o la sorte a portare la brutta notizia proprio quando la ricetta della nostra IPA dalle larghe spalle prendeva forma. Bingo, un soprannome affibbiato quando il “politicamente corretto” non era ancora stato inventato. C’è chi si tatua le cose sulla pelle, noi l’abbiamo fatto su una etichetta.

I.P.A.

Birra di grande bevibilità e freschezza.
Con un amaro pronunciato e sentori erbacei dati dal dry hopping con luppoli continentali.
Finale con lievi note di pompelmo.

ALC: 5,3% Vol
EBC (colore): 10
IBU (amarezza): 60
FERM: Alta
Temp. servizio: 7/9 °C

Formato: 330 ml.

LA STORIA

La nostra avventura nel mondo delle birre dove i luppoli sono protagonisti indiscussi è stata stimolata da Stefano, che ha voluto dire la sua in un affollatissimo ambito di tendenze di tendenza, di estremismi estremistici e di leggende che fanno la storia. Insomma, un mondo dove ognuno può esprimersi come crede. La storia ci dice che quando l’Inghilterra era un Impero, l’India era parte delle numerose colonie. La leggenda ci narra che sia i militari che i civili inglesi che dimoravano per varie ragioni in quei luoghi avevano desiderio di bere birra, che era impossibile da produrre in quei climi dato il fatto che non era ancora stata inventata la refrigerazione artificiale ed i ghiacciai dell’Himalaya erano comunque troppo scomodi per poterli sfruttare. Le Pale Ale erano quindi quelle prodotte nella Madre Patria, conservate in botti e spedite via mare a vela verso quei remoti lidi. Per non che si deteriorassero in modo inaccettabile anche per un militare di truppa, venivano aggiunti luppoli a freddo, visto che il luppolo agisce anche in funzione conservante, e le botti venivano contrassegnate in birrificio con l’acronimo I.P.A. significante India Pale Ale, per distinguerle da quelle per il mercato locale. Detto questo, Stefano elaborò nel 2016 una ricetta basata esclusivamente su luppoli continentali, sia a caldo che in dry hopping, basata su un mosto che una volta fermentato desse un corpo ovviamente non esagerato ma neppure evanescente, e si bilanciasse bene con un amaro deciso ma non traumatizzante, arricchito da profumi e sensazioni agrumate molto ben bilanciate. Il mostro in etichetta? Un’opera di quella che si chiama “street Art”, realizzata su un muro e da noi fotografata ed adattata. Perchè? Ci piace pensare che la nostra IPA concettualmente sia come una di queste opere: pensata per attirare, alla vista di tutti, personale ed un po’ trasgressiva.

Amaro

AMARO DEL BIRRAIO

Da un’idea “Grado Plato” un prodotto di impronta birraria con l’utilizzo di luppolo, che conferisce una gradevole ed equilibrata nota di amaro.

ALC: 30% Vol

Temp. servizio: ambiente o fredda

Formato: 500 ml.